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04/01/2017 tempo di lettura: 4 min

Fatica e Dolore

Categorie : Riflessioni & Idee, Warrior

Qualche giorno fa ero in palestra in occasione dell’ultima lezione di High Impact prima delle feste. Siamo in tre e il WOD finale prevede 10 minuti con, a rotazione: knee to chest alla barra delle trazioni, dumbbell hang cluster e lanci a terra con la palla medica.

Gli avambracci si tendono e fanno sempre più male, si aprono le mani fra vesciche e calli, una distruzione inarrestabile ma che comunque non ci fa fermare, poi arriva la fatica… Rallentiamo, i movimenti diventano più legnosi ma ancora non ci fermiamo.

Lo stop arriva quando il cronometro segna 10:00. A quel punto ci si può buttare a terra, applaudire, prendere fiato, tornare in sé. Riccardo Bassani, il nostro istruttore ci fa sciogliere e ci saluta, in previsione del nuovo anno.

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Questa è stata la mia 11a lezione con lui. Da quando ho iniziato non ne ho saltata una e sono molto soddisfatto di come sta andando (ma di questo avremo modo di parlarne con l’anno nuovo). Mentre sono sotto la doccia mi guardo ancora le mani e rifletto sulla strada che ho percorso da quando ho deciso di dare una svolta alla mia situazione e come la mia mente si sia adattata al cambiamento.

Se dovessi indicare le sensazioni prevalenti che si provano quando ci si allena ad alta intensità direi

FATICA e DOLORE

Due sensazioni complicate da gestire e che provocano disagio. Normalmente ci si sottrae il prima possibile a queste e poi si fa di tutto per evitare di ritrovarsi nella stessa situazione una seconda volta.

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Quindi perché esporsi volontariamente? Del resto ci sono altri sistemi per restare in forma che non prevedono di distruggersi tre-quattro volte a settimana (se non di più).

Voglio portarvi un aneddoto che mi riguarda:

Quando avevo sei anni partecipai ad un’allenamento di calcio insieme ad altri miei compagni di classe. Alcuni di loro avevano già cominciato a giocare da un po’ di tempo, mentre io ero completamente nuovo a quell’attività. L’idea dei miei genitori era quella di farmi provare a giocare a pallone allo scopo di farmi iniziare uno sport. Ricordo poco di quell’allenamento. Sostanzialmente eravamo liberi di giocare come volevamo. Il mio timore reverenziale nei confronti della palla mi portava a seguire l’azione di gioco da vicino ma più per spronare gli altri che per giocare io in prima persona. Mi ero divertito, ma arrivato a casa la sentenza del sottoscritto era stata emessa “Mi fanno male le gambe, non ci vado più”.

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Una situazione simile si era poi presentata anni dopo, quando avevo trovato nel basket la mia valvola di sfogo. L’ultimo anno che ho passato a Ponderano avevamo iniziato a fare qualche partita del campionato giovanile. Erano tre anni che ci allenavamo insieme e stava diventando una bella squadra grazie alle indicazioni del Mister Pusceddu, ma purtroppo le mie ginocchia soffrivano a causa della mia crescita troppo rapida. Sedute di fisioterapia devastanti sembravano avermi fatto recuperare la condizione, ma la realtà è che avevo paura di ritrovarmi ancora con quei dolori lancinanti. Abbandonai la squadra per paura, nonostante avessi grandi legami e aspettative. Stessa cosa accadde a Piacenza dopo solo qualche mese di allenamento, ma per un problema diverso, cardiaco (un “rumorino” poi sgominato e declassato a “problema inesistente” da medici qualificati).

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Seguendo il filo di pensieri, quello che volevo farvi capire è che io come tutti quanti non sono insensibile al dolore e alla fatica, al contrario! Il mio comportamento, da bambino rispecchiava quanto di più umano ci si potesse aspettare. La verità è che serviva che io crescessi per accettare il fatto che il dolore e la fatica sono due sensazioni che per quanto ci possiamo sforzare di allontanare fanno parte di tutti noi. Chiunque le ha provate, chiunque le proverà ancora, di nuovo, più volte al giorno. Per motivi diversi ma siamo tutti destinati a conviverci.

Allontanare le sensazioni che ci invia il corpo è un modo per mascherare ciò che accade intorno a noi e che non ci permette di renderci conto dei nostri limiti. La mia svolta è stata proprio quella. La progressiva e costante presa di coscienza dei mezzi che il mio corpo mi offriva e la volontà di migliorare con dedizione e disciplina. I frutti che ho raccolto in questi due anni sono incredibili rapportati alla mia condizione fisica precedente. Fatica e Dolore sono due sensazioni che mi servono, di cui non posso fare a meno perché sono l’indicatore della benzina e il contagiri del mio corpo. Tutti noi abbiamo fra le mani una 500 che gradualmente può arrivare ad essere una Ferrari, sta a noi decidere se procedere alla velocità massima o a 30 km/h.

Aprendo le orecchie saranno più le volte che sentirete qualcuno dire “Che palle la palestra!” – “Non ho voglia di andare in palestra” – “Ho smesso di fare Sport” – “Il divano è troppo comodo” piuttosto che “Finalmente si va in palestra!” – “Ho iniziato un nuovo Sport!” – “Oggi mi sono allenato fino allo stremo delle forze” – “Domani stessa ora?”

Imparare a gestire le sensazioni negative ci permette di affrontarle meglio quando non si può fuggire o ignorarle. Diffidate da chi pensa che lo Sport nasca con l’intento di creare fisici scultorei, perché non è così. Lo Sport ci eleva, ci gratifica e ci spinge a migliorare ogni giorno di più, non a far diventare tutto questo una routine.

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Volevo lasciarvi questo ultimo articolo prima di chiudere il 2016 e cominciare il nuovo anno, purtroppo non ho fatto in tempo, ma arriva comunque ancora in un periodo di festa, dove i propositi per il nuovo anno sono ancora freschi nella vostra mente. Come avrete capito questo è un articolo un po’ diverso dal solito, perché non riguarda gare o serie tv ma qualcosa di un po’ più personale, un po’ come il mio precedente “Cambiare Corda” che ho pubblicato proprio un anno fa (giorno più, giorno meno). Una sorta di regalo per tutti voi che mi leggete e un modo per riflettere su come volete affrontare il 2017.

Tanti auguri a tutti!

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