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20/02/2017 tempo di lettura: 2 min

Sfondamento dei cieli Gurren Lagann S1 – Vita di una Trivella

Categorie : Film & Series, Recensioni

Per riempire i miei viaggi in treno ero a caccia di un serie corta con episodi di una ventina di minuti l’uno. Setacciando su Netflix le scelte principali erano o le sit-com o gli anime.

Avendo già messo in cantiere Friends (che proporrò qua sul blog fra un po’ di tempo) sono passato agli anime e… fra i pochi disponibili ho visto spuntare Gurren Lagann. E’ un titolo abbastanza conosciuto se non per la storia in sé perlomeno per i suoi personaggi ed i mech.

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La storia si sviluppa in 27 episodi racchiusi in un’unica stagione conclusiva. Nonostante questo, la storia si può tranquillamente dividere in due parti: La Conquista (fino all’episodio 16) e La Difesa (dal 17 alla fine). Fra le due metà passano ben 7 anni e molte delle situazioni viste nella prima parte, nella seconda sono completamente diverse e hanno subito una qualche evoluzione (in positivo o in negativo).

Per quanto mi riguarda, il motivo per cui avevo scelto Gurren Lagann era per la cura dei personaggi (su tutti Yoko, i maschietti capiranno il motivo…) ma soprattutto per i colori veramente esplosivi. Dopo anni passati a guardare Dragon Ball, questo un po’ me lo ricordava (dal punto di vista cromatico).

La trama iniziale è abbastanza semplice: i due protagonisti (Kamina e Simon) vivono all’interno di una gigantesca città costruita nel sottosuolo. Nessuno è mai uscito all’esterno e quindi l’espansione del villaggio è protesa nella direzione opposta, ovvero più in profondità nel terreno. Simon è molto in gamba a scavare utilizzando la sua trivella ed è ben voluto da tutti, diverso è invece il suo amico, Kamina. Un piantagrane esuberante che riesce a spronare il piccolo Simon in diverse avventure, fino a quando i due non decideranno di fuggire verso il mondo in superficie

La storia inizialmente non mi aveva particolarmente colpito e l’intera vicenda aveva sfumature abbastanza infantili, sia nella gestione dei combattimenti (che ricorda parecchio gli scontri dei Power Ranger), sia dal punto di vista dei dialoghi fra i protagonisti. Giusto citare il “beota per eccellenza”, Kamina che da questo punto di vista si dimostra l’esempio perfetto della generale immaturità della prima parte della storia.

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Poi lentamente le cose cambiano e più i nostri eroi si avvicinano al loro obiettivo, più gli scontri diventano aspri (sempre abbastanza pilotati, ma comunque aspri) e le questioni personali assumono una dimensione un po’ più adulta. E’ da questo momento che Gurren Lagann inizia a funzionare al 100%.

L’apice viene raggiunto intorno al quindicesimo episodio, al termine della prima parte. Con l’avvento della seconda, nonostante sia tutto estremamente più adulto, dal mio punto di vista il nuovo obiettivo è più problematico ma decisamente più “classico” (vedi Dragon Ball, appunto).

Parlando brevemente dei Mecha (per non fare spoiler), si può dire che siano fra i punti cardine dell’intera serie e durante lo svolgimento quello che si può notare è come i protagonisti entrino in possesso di macchine sempre più mastodontiche dal punto di vista delle dimensioni formando delle vere e proprie Matriosche.

Uno dei motivi per cui si può ritenere questa serie abbastanza infantile è anche la semplicità con cui vengono gestiti questi giganti di metallo dal punto di vista delle riparazioni e del funzionamento. Forse uno dei pochi nei della serie.

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Rimane sicuramente una serie godibile fino in fondo e dal finale soddisfacente dal mio punto di vista. Dopo averlo finito restano spunti interessanti su cui riflettere e considerando da dove tutto è cominciato è davvero un traguardo notevole per questa serie.

Consiglio di vederlo a tutti quelli che cercano una storia leggera ma ricca di significato, condensata in pochi episodi.

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