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11/01/2017 tempo di lettura: 4 min

The Night Of S1 – La Verità conta

Categorie : Film & Series, Recensioni

Questa è probabilmente una delle serie più belle che io abbia avuto modo di vedere negli ultimi anni. Seguendo la programmazione di Sky Atlantic, The Night Of ha preso il posto di “The Young Pope” al venerdì sera.

Si tratta in realtà di una mini-serie, prodotta in 8 episodi con durata variabile fra un’ora a un’ora e mezza. Il mio primo pensiero è stato che si trattasse di una serie inglese, ma con la cura e l’estetica americana. Ho dovuto aprire Wikipedia per scoprire che si tratta di una serie americana, ma basata sulla britannica “Criminal Justice prodotta dalla BBC in due stagioni fra il 2008 e il 2009.

Ci siamo andati vicini, insomma…

A livello informativo, le voci ipotizzano che la serie possa avere un seguito proseguendo come serie “antologica” ovvero con una completa sostituzione dell’intero cast (o quasi) e una nuova storia. Le vicende della prima stagione rimarranno slegate dalle stagioni successive, un po’ come in American Horror Story. Non ci sono ancora certezze, ma la possibilità è concreta visto che i numeri raggiunti a livello di pubblico sono più che positivi.

L’Incipit della serie non è particolarmente originale in realtà, ma il potenziale che poteva essere sviluppato era notevole (e così è stato). Questa è la storia di Nasir Khan un ragazzo pakistano che abita a New York, una sera incontra una ragazza (Andrea Cornish) e passa con lei una notte fra sesso, alcol e droga. Il ragazzo, al risveglio, avrà però una brutta sorpresa: la ragazza è stata pugnalata a morte nel suo letto.

Non ricordando nulla, il ragazzo decide di scappare dalla scena del crimine. Per una serie di coincidenze finisce però sotto la custodia della Polizia che scoprirà il delitto e il giovane diventerà il principale indiziato.

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Volendo trovare delle analogie dal punto di vista della trama possiamo posare lo sguardo all’interno dell’opera Noir di Frank Miller “Sin City” dove Marv e Goldie condividono lo stesso destino di Nasir e Andrea, salvo che la figura di Marv è molto più possente e ostile del giovane e timido Nasir.

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Ogni reparto è curato in modo perfetto, dalle musiche, i tempi, le storie, la fotografia… Ma la vera perla, il vero fulcro che rende questa serie una delle più belle che io abbia mai visto è l’evoluzione dei personaggi e la sensazione che ha lo spettatore di non poter controllare lo svolgersi degli eventi.

Per tanti versi l’ho trovata simile a Breaking Bad, rivelazione del 2008 proclamata regina incontrastata delle serie drammatiche da quasi chiunque l’abbia vista. Sicuramente una delle sensazioni più presenti e sconvolgenti è il fatto che lo spettatore si trova in una condizione di totale impotenza di fronte a ciò che sta guardando. Tutti gli eventi subentrano in modo cinico, imprevedibile, maldestro, umano. Non esistono personaggi clichè neanche a volerli cercare fra i secondari che compaiono in 4 o 5 scene, ma sono tutte personalità sfaccettate, in continua mutazione e che non rispettano un protocollo, ma si adattano al momento (esempi lampanti sono lo stesso Nasir, sua madre e il detective Dennis Box).

Dal punto di vista della recitazione si possono trovare grandi prove e personalmente l’unico a non avermi convinto è stato Paul Sparks nel ruolo di Don Taylor, un po’ piatto forse…

Superlativi Riz Ahmed (Nasir), John Turturro (Jack Stone), Peyman Moaadi (Salim) e Jeannie Berlin (Helen Weiss).

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Per il resto si tratta veramente di una serie recitata come se le vicende si svolgessero in diretta di fronte ai nostri occhi, senza che ci sia dato modo di capire se si tratta di realtà o di finzione.

I toni bui accentuano la drammaticità degli eventi e fino all’ultima puntata non è dato modo di sapere quale sarà l’esito delle indagini, il vero assassino e il destino dei protagonisti. Il finale a mio modo di vedere non è bello quanto il resto della serie, ma è comunque un buon finale e che non rovina tutto il resto costruito fino a quel momento.

Consiglio ASSOLUTAMENTE di vedere questa serie a tutti (purché non siate facilmente impressionabili).

E adesso lato spoiler!

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In questa sezione la mia attenzione va sicuramente sulla metamorfosi di Nasir una volta entrato in prigione e di come la narrazione porti a ribaltare il punto di vista sulla sua innocenza più volte facendoci riflettere. Nasir inizialmente non sembra avere nulla a che fare con l’omicidio ma le prove sono tutte contro di lui, poi viene chiuso in carcere. Quando il processo contro di lui si apre le prove sembrano confutarsi, sorgono nuovi sospetti su persone praticamente mai viste ma l’oscuro passato di Nasir affiora insieme ai tatuaggi, il suo fisico e il comportamento. Dalla possibilità di incriminare per omicidio un innocente, si passa a pensare che un assassino possa essere scagionato impunemente. Con il finale si genera l’ultima ansa del fiume e che ci mette di fronte alla verità: Nasir è innocente ma il carcere lo ha cambiato. La sua famiglia è distrutta, senza soldi e la madre pensa che suo figlio sia un assassino. Le cose non torneranno come prima, ma lui è libero.

Altri due personaggi che ho adorato sono l’avvocato Jack Stone e il detective Dennis Box per cui troviamo una metamorfosi a tratti complementare con l’evoluzione di Nasir. Da un lato l’avvocato che sembra voler fare i suoi interessi difendendo un cliente con un caso di omicidio, dall’altro il poliziotto che vuole aiutare il giovane che si trova in prigione per errore. Poi si cambia. Il poliziotto diventa l’uomo che vuole solo chiudere la faccenda nel minor tempo possibile e l’avvocato il prezioso consigliere di Nasir durante il processo.

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Si potrebbe stare ore a parlare di tutta una serie di eventi che accadono e che demoliscono il punto di vista dello spettatore e questo la dice lunga. Una delle scene più toccanti è sicuramente la consegna a domicilio della cena all’avvocatessa di Nasir (Chandra) dove si presenta il padre del suo assistito, con un lavoro ancora più umile di quello che aveva prima. Un padre che si fa in quattro senza mai lamentarsi, continuando a credere all’innocenza del figlio e che alla fine potrà riabbracciare.

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