Episodio I

“Don Antonio?”
Il parroco si voltò di scatto. In mano reggeva una lunga candela, con la quale stava accendendo tutte le altre sul tabernacolo. Era un prete dai tratti fini, piuttosto magro, sulla cinquantina. I capelli nero corvino e gli occhi scuri.

“Paolo! Buonasera…”
“Mi dispiace disturbare a quest’ora…”
“La casa del signore è sempre aperta… Ma io pensavo di aver chiuso il portone…”
“Non penso Don, io l’ho trovato aperto.”
“Oh, non importa…”

Don Antonio posò la candela sul tabernacolo. Raggiunse la porta attraversando la navata centrale della piccola chiesetta e la chiuse usando un fermo che si bloccava nel pavimento.
“Dimmi pure, di cosa hai bisogno?”
“Io… Sento il bisogno di confessarmi.”
“Vieni, andiamo.” Il parroco indicò il confessionale con la mano, avviandosi verso la piccola cabina di legno. Paolo era un uomo ben piazzato di quarantacinque anni. Aveva pochi capelli grigi ai lati della testa e le mani avevano dita corte e robuste. Il doppio mento gli ciondolava pigramente mentre si avvicinava all’inginocchiatoio.
L’asse di legno crepitò sotto il suo peso, ma resse.

“Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo.”
“Amen.”
“Ti accolga con bontà il Signore Gesù, che è venuto per chiamare e salvare i peccatori. Confida in lui. Quali sono i tuoi peccati Paolo?”
“Don Antonio… Temo di aver fatto un disastro questa volta.” L’uomo estrasse un fazzoletto dalla tasca e si tamponò la fronte e il collo.
“C’entra per caso con il tuo lavoro, come l’ultima volta?”
“No… Questa volta è una questione privata. E’ un fatto grave.”
“Non c’è bisogno che io ti dica che sei di fronte a Dio e che per ottenere il suo perdono devi essere veramente pentito di ciò che hai fatto.”
“Io sono pentito Don… Ma penso che comunque sia tardi per rimediare.”
“Paolo, io ti assolverò, come ho sempre fatto, ma quando avremo finito ho bisogno che tu mi faccia un grande favore.”
“Certamente Don! Si figuri!”
“Molto bene… Raccontami ciò che è successo.”

Episodio II

“Molto bene… Raccontami ciò che è successo.”
“Stavo tornando a casa stasera, ma ero in ritardo rispetto al solito. Oggi è giovedì e mia figlia ha lezioni di canto. Di solito la andiamo a prendere io o mia moglie, ma capita che a volte ci chiami per dirci che la accompagna a casa la mamma di una sua amica.”
“La cara Rebecca… Continua pure Paolo.”
“Beh, questa sera ho avuto la sfortuna di tornare a casa nello stesso momento in cui rientrava anche lei. Solo che non è stata accompagnata a casa dalla mamma di una sua amica. Ma il maestro di canto.”
“Oh signore…”
“Capisce Don? La mia bambina! Ha solo sedici anni! Lei, in macchina con un uomo di trenta che ha famiglia! L’ho conosciuto…”
La voce di Paolo vibrava di rabbia.

“Ma tu non l’hai visto farle del male, non è vero? A volte le ragazze si possono invaghire di persone anche molto più grandi ma non per questo…”
“Si sono baciati, dentro quella macchina.”
“Capisco…”
“Ho deciso di non tornare a casa. Ho seguito quella macchina fin sotto a casa sua. L’ho parcheggiata su una strada secondaria e poi ho suonato al suo citofono.”

L’uomo fece una pausa. Si strinse più volte nelle spalle, senza dire nulla, come a voler dare meno importanza ai fatti narrati.

“Cosa hai fatto, Paolo?”

Episodio III

“Cosa hai fatto, Paolo?”
“L’ho minacciato. Gli ho detto che lo uccido se lo rivedo con mia figlia.”
“E’ una minaccia fondata?”
“No, no. Ero fuori di me. Non avrei mai la forza per fare una cosa del genere.”
Don Antonio annuì.

“Poi cosa hai fatto?”
“Ho distrutto i finestrini della sua macchina con un martelletto che avevo in macchina.”
“Dovrai andare a scusarti per questo e dovrai pagare i danni. Il perdono passa anche attraverso le cose materiali.”
“Certo Don.”
“Ti fa onore il fatto che tu sia venuto subito da me per confessarti. Di fronte a Dio sei l’uomo che ha voluto proteggere tua figlia anche a costo di arrecare danno al prossimo. Questa è una cosa sbagliata, ma sei veramente pentito e questo lui lo sa. Ora devi farlo sapere anche alla persona che hai danneggiato.”
“Sarà doloroso, ma lo farò.”

“Bravo Paolo. Ascoltiamo la parola del Signore: Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”
“Ora, di che favore hai bisogno Don Antonio?”
“Non è ancora il momento Paolo… Ora recita 10 Padre Nostro e 20 Ave Maria davanti al tuo Signore. Torna da me quando avrai sistemato questa faccenda e non prima.”

“Certo.”
“Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.”

“Amen.”

Episodio IV

“Amen.”

“Don Antonio! Sono tornato!”
“Oh, Paolo! Sei già di ritorno?”
“Ho fatto come ha detto lei: ho cercato di porre rimedio alla cosa il prima possibile.”

L’uomo teneva il cappello fra le mani ed era appena sul ciglio del grosso portone della chiesa. Intanto il sacerdote si alzava dall’inginocchiatoio dove era intento a pregare.
“Quindi vi siete chiariti?” Disse lui alzandosi, un po’ a fatica.
“Abbiamo convenuto che fosse il caso che mia figlia vada a fare lezioni ad un altro orario, in modo da cambiare maestro.”
“Mi sembra una scelta giusta da parte tua.”
“Ho anche pagato i danni alla macchina, come aveva detto lei.”
“Sono contento.”

“Però ho bisogno che mi assolva di nuovo.”
L’uomo fece per avviarsi al solito cubicolo, ma il prete lo fermò.
“Non è necessario, oggi.”

“Beh… Ecco…”
“Non ti preoccupare, come ti ho detto anche ieri sera, ti accolga con bontà il Signore Gesù, che è venuto per chiamare e salvare i peccatori. Quali sono i tuoi peccati?”
“Quando sono tornato a casa ho parlato con mia figlia, prima ancora che con mia moglie. Lei si è arrabbiata e si è imbarazzata. Si è resa conto che quello che stava facendo era sbagliato, ma era furiosa che avessi deciso di farle cambiare maestro. Così l’ho colpita.”

Fuori dal confessionale, in piedi uno di fronte all’altro mostravano grandi differenze. Il parroco era magro e minuto, mentre Paolo era ben più alto e massiccio. Ma nella chiesa di Don Antonio non importava la stazza, tutti si sentivano piccoli, minuscoli. Era la stessa chiesa a produrre quell’effetto. Seppur piccola era affrescata sul soffitto con una volta celeste e varie figure della cristianità, perlopiù armati di spade e di scudi, dipinti come guerrieri più che come santi. Una sola immagine della Madonna risaltava esattamente al centro della chiesa, dipinta con uno stile leggermente diverso dal resto della composizione, probabilmente aggiunta in tempi più recenti rispetto al resto.

“E’ importante educare i figli senza portare a loro degli esempi di violenza.”
“Lo so bene… E’ stato un gesto istintivo. Come anche la sua rabbia.”

“Come sta lei?”

Episodio V

“Come sta lei?”

“Sta bene… Naturalmente non mi vuole più parlare ma con il tempo capirà.”
“Lo penso anch’io. Rebecca è molto intelligente, nonostante sia ancora piccola. Probabilmente ha pensato di poter osare più di quello che gli era concesso.”
“Don… Io ho chiesto scusa a quell'uomo, ma sento ancora una forte rabbia.”
“Passerà e lascerà solo ricordo sbiadito di questa faccenda.”
“Potrebbe avergli fatto… del male secondo lei?”

Il prete sospirò.
“Questo davvero non so dirlo. C’è tanta paura e violenza nel mondo. Non voglio darti false speranze, ma neanche terrorizzarti. Credo sia giusto che tu la faccia visitare.”
“Grazie Don, come sempre.”
“E’ il mio mestiere.”

L’uomo porse la mano e Don Antonio la strinse usandole entrambe, aggiungendo
“Come ricordi, ora ho bisogno del tuo aiuto.”

Episodio VI

“Come ricordi, ora ho bisogno del tuo aiuto.”

“Certo Don, di cosa ha bisogno?”
“Credimi, non sono impazzito, ma dovrai aiutarmi a fare una cosa molto bizzarra. Una cosa che forse nessun prete ti chiederà mai di fare.”
Negli occhi dell’uomo sprizzava lucidità e serietà. Qualsiasi fosse, la faccenda era molto seria.

“Certo! Tutto quello che vuole!”
“Dobbiamo portare tutto fuori da questa chiesa.”
L’uomo si bloccò per un secondo. Assunse un’aria interrogativa.

“Portare fuori?”
“Esatto. Dovrai aiutarmi a spostare all’esterno il tabernacolo, tutti i quadri, i ceri la fontana dell’acqua benedetta, tutto. Tutto, ad esclusione del crocifisso, quello dobbiamo solo staccarlo dalla parete.”
“E’ un lavorone.”
“Vorrei potermi affidare ad un’impresa, ma si tratta di oggetti consacrati e voglio che restino in buone mani mentre li spostiamo.”
“Non c’è problema. Sabato dovrei avere tempo per darle una mano. Può andare bene?”
“No!”

Il suono della voce del prete risuonò fra le navate, rimbombando in modo lugubre e imperioso.
“Dobbiamo farlo stasera.”
Il lampo di lucidità si perse. I movimenti del prete divennero nevrotici, comparvero dei piccoli spasmi muscolari sul suo volto e cominciò a sudare.

“Ah… Va bene Don…”
L’uomo di animo buono non aveva alcuna intenzione di venire meno ad un compito così delicato come quello, che per di più sembrava essere piuttosto importante.
“Posso solo chiedere perchè deve portare tutto fuori a quest’ora? Sono quasi le nove di sera.”
“Non è una mia iniziativa. E’ una necessità.”
L’uomo non riuscì ad andare più in profondità nella questione. Riguardo alle motivazioni l’unica cosa che riuscì ad ottenere fu un semplice “Bisogna ascoltare la voce di Dio”.

Paolo iniziò a calcolare mentalmente quanto tempo ci sarebbe voluto a spostare tutto e inevitabilmente guardò il tabernacolo che a occhio sarebbe potuto pesare più di 500 chili.
“Dove mettiamo tutto quanto?”
“Basta che stiano a riparo. Dovremmo riuscire a far entrare tutto in casa mia, qui di fianco.”

La casa del prete era piccola, ma internamente era molto spoglia. L’intero contenuto della chiesa, riversato con un po’ di criterio poteva starci tranquillamente, fatta eccezione per il tabernacolo. Era sull’altro lato della strada rispetto alla chiesa. 40 metri al massimo.
I due iniziarono di buona lena. Il parroco svitava bulloni, toglieva quadri, smuoveva diversi pezzi pesanti e li passava a Paolo, che li trasportava nella casa.
Al terzo giro Paolo si fermò un secondo nella casa per prendere fiato e asciugarsi il sudore. Distrattamente osservò il tavolo della cucina, su cui era poggiata una nota scritta rapidamente. La grafia non era molto comprensibile, ma…

“Giudizio di Satana?”

Episodio VII

“Giudizio di Satana?”
L’uomo afferrò il biglietto, cercando di leggere meglio. L’espressione “Giudizio di Satana” diventava sempre più chiara agli occhi di Paolo.
Per non far insospettire il Don riguardo alla possibilità che si fosse messo a curiosare in casa sua, tornò alla chiesa, dove nel frattempo i lavori di disassemblaggio procedevano spediti.
Ormai quasi tutti i quadri erano poggiati a terra, in attesa che Paolo li spostasse.

“Eheh! Ci siamo quasi!” Disse Don Antonio.
“Quello come lo portiamo?” Chiese Paolo indicando il tabernacolo e arrivando quindi al nocciolo del problema.
“Quello? Oooh, non preoccuparti. E’ molto più leggero di quello che sembra. L’uomo dal colletto bianco raggiunse il blocco di marmo e con un movimento estrasse dei fermi metallici. Vari pezzi di marmo, molto sottili vennero così rimossi dall’anima di pietra centrale. La roccia rimasta nuda, sembrava essere stata modellata dall’acqua. Esclusi i fori necessari per ricoprirla con il marmo, la superficie era liscia e arrotondata, come una specie di enorme dado da gioco.
“E’ sufficiente portare via il marmo, la pietra deve restare qua dentro.”

Il lavoro dei due continuò. Paolo voleva tornare a casa. Il suo cuore era annebbiato dagli avvenimenti degli ultimi giorni ed era stanco, ma una promessa era una promessa.
Don Antonio, madido di sudore si sedette su una delle panche della chiesa ormai spoglia. Si massaggiò una gamba e con tristezza guardò il crocifisso, appeso in alto.

“Abbiamo finito Don?”
“Quasi.” Si mise di nuovo in piedi.
“Dobbiamo solo togliere quello.” disse indicando la croce di legno.
“Va bene.”
I due, insieme, mettendosi in piedi sopra agli scranni dei chirichetti afferrarono la pesante opera all’altezza dei piedi di Gesù. Paolo toccò per un breve istante la figura sacra. Il freddo metallo gli trasmise una sensazione spiacevole. Senza quasi rendersene conto guardò verso l’alto, dove il volto di Gesù sembrava contratto ed espressivo più del solito. Triste, sofferente in un modo quasi umano. Il resto della statua non aveva lo stesso livello di definizione. Le dita dei piedi erano appena abbozzate e l’intera figura era quasi stilizzata, eccezion fatta per il volto, una cosa che poteva essere apprezzata solo da quella distanza.
Con grande fatica la croce toccò terra con un tonfo. Il pavimento, nel punto era stata appoggiata si mosse di qualche millimetro.

“Penso non mi sia uscita un’ernia solo per il fatto che si tratta della croce di Gesù.”
Don Antonio, non rise alla battuta, ma annuì osservando anch’egli il volto del martire.
“Già.”
“Quindi va bene così Don? Devo aiutarla per qualcos’altro?”

Il parroco si guardò attorno, ancora accaldato. I suoi movimenti erano tremolanti, leggeri ma ricchi d’ansia.
“Chiudi la porta quando esci. E’ tutto.”
“Ci vediamo Domenica Don Antonio.”
“Sì… Che il Signore sia con te.”
“E con il tuo spirito.”

Episodio VIII

“E con il tuo spirito.”

Paolo uscì dalla chiesa facendo il segno della croce.
Sospirando riprese a pensare alla figlia. Il ricordo di quel bacio lo tormentava. Si stava dirigendo verso la macchina, ma si ricordò di aver lasciato la porta della casa del prete aperta.
Cambiò direzione.

Perlomeno era giusto chiuderla per evitare che qualcuno rubasse gli oggetti che avevano portato lì dentro. Il parroco probabilmente non ci aveva nemmeno pensato, ma Paolo conosceva fin troppo bene i ladri di quelle zone per sapere che non avrebbero di certo risparmiato i candelabri e quadri di una chiesa.
Entrò nella casa. Le chiavi erano appoggiate sul tavolo della cucina.
Mentre si avvicinava rivide il foglietto.

La nota che riportava la scritta “Giudizio di Satana” era davanti a lui, scintillante. Paolo afferrò le chiavi, ma la tentazione di riprovare a leggerla era forte.
Sentiva che c’era scritto qualcosa che era strettamente collegato al motivo per cui il prete aveva deciso di trascinare tutto fuori dalla chiesa. Posò le chiavi e afferrò il pezzo di carta con due mani.
“Giudizio di Satana… Questo forse è un due… 72. Dovrebbe essere un numero. E se questo è un 72, questo potrebbe essere un 76...”

Era di fronte al tavolo, illuminato solo da una lampada dalla luce molto calda, ma flebile e appena sufficiente a leggere.
“B...Bestia, bestie… Massimo o Massima… Che diavolo è?”
Per un attimo gli sembrò quasi che fosse la notazione utilizzata per indicare un passo della Bibbia, ma Paolo non ricordava nessun libro che si chiamasse in quel modo.
Il suo sguardo vagò all’interno della stanza a caccia dei libri.
Erano tutti racchiusi in un piccolo scaffale ricavato di fianco al letto.
Molti dei pesanti volumi sembravano piuttosto vecchi e la maggior parte di questi non avevano alcuna scritta sul dorso.
Rapidamente, guardandosi alle spalle, iniziò a rovistare e alla fine fra le mani gli capitò proprio lui…

“Bestiae Maxima. Dev’essere questo.”
Il libro era piuttosto voluminoso e apparentemente recente, nonostante questo la sua fattura sembrava piuttosto artigianale. La copertina era di pelle, dello stesso colore del sangue secco. Le mani dell’uomo percorsero il volume fino al bordo in alto a destra.
Paolo sfogliava rapidamente le pagine a caccia di uno di quei due numeri che aveva letto nella nota.
Finchè non lo vide. Piccoli numeri posti sul lato esterno, nei margini.

“Ventitrè…”
Il conteggio si fece sempre più veloce finchè non arrivò al numero 72.
Paolo strinse gli occhi cercando di leggere i piccoli e sconnessi caratteri della stampa.

72 Questo è il Giudizio di Satana. Arriverà un momento in cui molti demoni saranno liberati e fra questi comparirà Patelanto. Colui che riesce a irrompere nella Casa del Signore tramite coloro che sono portatori di peccati sigillati nel sangue e nel corpo del salvatore Gesù Cristo.
73 La presenza del Patelanto si manifesterà all’interno di dei Monasteri e delle Chiese, trovando rifugio nelle icone sacre e nei sacramenti. La Casa del Pontefice non è esente da questo rischio.
74 Dalla sua comparsa, il Patelanto segnerà ogni fedele presente alla santificazione delle feste, corrompendo la loro anima e di conseguenza la loro via di salvezza eterna.
75 Non vi sarà più pace per coloro che hanno il marchio del demone su di sè. Le tentazioni e le tribolazioni diverranno sempre più infauste e terribili, cercando infine di deporre il volere dell’uomo in favore di quello di Satana.
76 Identificato i simboli sacri intaccati dalla potenza del Patelanto non si può far altro che isolarlo e tentare di operare su di esso un fenomeno di liberazione demoniaca. Se il rito non dovesse essere sufficiente o la fede dell’esorcista fosse prossima a crollare l’unica soluzione attuabile diverrebbe il fuoco purificatore.

Un brivido percorse la schiena di Paolo.
La sua mente andò a ricercare il ricordo della figura di Gesù sul crocifisso e improvvisamente gli fu chiaro. Mosse qualche passo indietro, voltandosi.

La chiesa, di fronte a lui, era in fiamme. Silenziosamente, nel buio della notte, ardeva senza che niente o nessuno potesse fermarla. L’uomo dovette attendere un minuto prima che il suo corpo fosse in grado di muoversi.
Raggiunse il portone, ma i suoi tentativi di aprirlo furono inutili. Era chiuso dall’interno.

Quando, ore dopo, l’incendio fu domato, i vigili del fuoco trovarono un solo corpo carbonizzato all’interno. Del crocifisso e del suo occupante metallico non fu trovata traccia.

Paolo raccontò la vicenda senza fare riferimento al Bestiae Maxima e a ciò che aveva scoperto. Decise di custodire il libro al sicuro, senza immaginare che il marchio del Patelanto stava già iniziando ad avere effetto su di lui e di lì a poco anche la vita dell’uomo si sarebbe inspiegabilmente spenta a causa di un incidente.

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